REGOLE AD MINCHIAM

“Eeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhh??” Penso sia stata più o meno questa la reazione che in molti abbiamo avuto nel tardo pomeriggio di ieri, quando è uscita la notizia delle due nuove regole che l’Atp introdurrà dal 2013. La prima riguarda il ‘let’ al servizio, che dall’anno prossimo verrà abolito. Sì, avete capito bene, niente più ripetizione dei servizi che toccano il nastro, con annessi e connessi, ovvero punti alterati sia da palline che cadono appena dopo la rete, sia da palline che si impennano, regalando una comoda chiusura al ribattitore. La motivazione? Risparmiare tempo. Ma quanto si può guadagnare? Un minuto a set? Due? Pochissimo, troppo poco per un cambiamento così radicale. Si tratta di una decisione parecchio discutibile, perché rischia di falsare l’esito di alcuni punti (e sappiamo bene che anche solo un singolo quindici puó valere moltissimo), e soprattutto va ad accrescere l’importanza del fattore fortuna. Il saper giocar bene a tennis è già diventato quasi meno importante di una buona preparazione fisica e della condizione mentale, e non è quindi il caso di inserire fra le componenti fondamentali anche la fortuna. Qualcuno ha fatto l’esempio della pallavolo, sport in cui il ‘let’ al servizio c’era e poi è stato eliminato, ma non credo sia il caso di paragonare i due sport. Nel volley le giocatrici in campo sono sei, e riescono quindi a coprire tutto il rettangolo, e poi non capita mai che la palla si impenni. Solamente qualche volta tocca la rete e cade dall’altra parte, ma nel 99% dei casi una delle giocatrici in ricezione è pronta ad accoglierla. Nel tennis, per forza di cose non potrà essere così, perché l’aumentare della velocità dei servizi è direttamente proporzionale all’allontamento del ribattitori dalla linea di fondo. E non è possibile essere sia a rete sia a fondo nello stesso momento.Credevo che chiunque fosse contrario a una scelta simile, mentre qualcuno già si è detto favorevole, ma prima di poter dare un giudizio vero e proprio il tutto andrebbe provato. Ed è per questo che l’Atp ha deciso di testare la regola nei primi tre mesi di 2013, limitandola solamente ai tornei challenger. Non è giusto comunque, perché coloro che non giocano nel circuito maggiore non sono dei sottosviluppati sui quali testare le novità, ma piuttosto che renderla subito ufficiale conviene provare, anche se così facendo si crea un ulteriore problema. Se un giocatore, nei primi tre mesi del 2013, alterna tornei maggiori a tornei Challenger (e può capitare a tanti) si trova a giocare in due settimane consecutive con regole diverse? E qualora la regola passasse, l’Itf è pronta ad adeguarsi e inserirla nei tornei del Grande Slam e nei Futures? E la Wta che ne pensa? Insomma, per ora questa novità ha generato solamente tanta confusione, che probabilmente aumenterà con il passare dei mesi. La soluzione (o speranza?) è che i giocatori si ribellino in massa prima di gennaio, e la nuova norma venga abolita ancor prima di entrare in vigore.

Veniamo quindi alla seconda regola, che a differenza della precedente un senso ce l’ha, ma lascia comunque parecchio a desiderare. Anche questa ha l’obiettivo di accorciare la durata degli incontri, e va a parare contro l’eccessiva perdita di tempo fra un punto e l’altro. Warning e poi fault a chi, al servizio, va oltre i 25 secondi stabiliti, e point penalty se a violare la regola è il ribattitore. Tutto giusto, ed è positivo che si sia tentato di trovare una soluzione all’eccessiva perdita di tempo (non dimentichiamoci che la tanto acclamata finale Djokovic-Nadal di Melbourne sarebbe durata 70 minuti in meno se i due non si fossero presi tutto il tempo che volevano), ma basterà? Difficilmente, perché anche in questo caso l’applicazione della norma è a giudizio dell’arbitro (proprio come avviene ora), e non tutti i quindici sono uguali. Venticinque secondi dopo un ace sono tanti, ma dopo uno scambio di 54 colpi (già, perché ormai capita anche questo, Murray-Djokovic docet) ci possono stare. E quindi, come procedere? Così facendo si andranno a creare delle differenze, perché non tutti i giudici di sedia agiranno probabilmente con la stessa fiscalità, e francamente non ce lo vediamo un arbitro rifilare di continuo punti di penalità a destra e a manca per violazioni di tempo. Perciò, non era meglio inventarsi qualcos’altro per rendere più ‘fluido’ un incontro? Non sarebbe stato più sensato privare i giocatori della possibilità di chiedere l’asciugamano tra un punto e l’altro? A tennis giochiamo tutti, e il fatto che nessuno ne senta il bisogno dimostra come venga utilizzato solo per guadagnare tempo, e si possa quindi tranquillamente eliminare.

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