IMPRESSIONI BERGAMASCHE – DAY 1

Ivan Lendl - Radek Stepanek - Jan Mertl

Come ogni anno, finalmente, sono arrivati gli Internazionali di Bergamo. Dite ciò che vi pare, ma quella bergamasca è senza ombra di dubbio la mia settimana dell’anno preferita. Tanto che l’aver perso le qualificazioni (causa Coppa Davis a Torino) mi è dispiaciuto tantissimo. Avrei voluto vedere in azione Trevisan, perché – malgrado ormai sia durissima – non ho ancora smesso di credere in una sua futura esplosione. Mi hanno riferito che a Bergamo ha mostrato incoraggianti segnali di ripresa, e la cosa non può che farmi piacere. Speriamo sia l’alba di un nuovo inizio, e che Matteo possa finalmente trovare un po’ di continuità.

L’ottava edizione del Challenger orobico, nella sua nuova veste rossa e blu (carina, ma personalmente preferivo quella della passata edizione, secondo me la migliore in assoluto) è sbarcata al PalaNorda questa mattina, dopo che nei giorni scorsi (causa impegni della Foppapedretti) si era giocato in un’altra struttura. I primi due a metter piede sul centrale sono stati Bega e Napolitano, entrambi a caccia della prima qualificazione della vita in un Challenger. Ha vinto agevolmente il milanese, disputando un match praticamente perfetto e nel complesso più consistente di quello del rivale. Ovviamente il mio interesse era quello di vedere all’opera Napolitano, di cui si parla un gran bene. Nonostante abbia evidenti limiti nel diritto (tende spesso a perderne il controllo), mi è parso un giocatore già abbastanza formato. Sia fisicamente (anche se qualche muscolo in più non farebbe male), sia tecnicamente (con un’accoppiata servizio-rovescio già incisiva), ma soprattutto nell’atteggiamento. Malgrado la giovane età non si è mai lasciato andare a delle ingenuità, e nemmeno a comportamenti sopra le righe. La strada per arrivare in alto è ancora molto lunga, ma le qualità per farcela non mancano affatto.

Viktor Galovic in azione - Foto Mario Rota

Viktor Galovic in azione – Foto Mario Rota

Chi invece mi ha convinto pienamente è Viktor Galovic, ma non è una novità. Tennisticamente ha mezzi per arrivare veramente (ma veramente) in alto, e dal lato tecnico non sembra avere alcun punto debole. Serve benissimo (e fortissimo) e anche nei colpi di rimbalzo è in grado di far letteralmente esplodere la palla, sempre con maggiore frequenza e meno errori. Il suo problema è sempre stata la tenuta mentale, ma la prova di oggi ha dato chiari segnali di miglioramento. È stata una vittoria di carattere, giunta al termine di un match difficile. Malgrado giocasse meglio non è riuscito a staccare l’avversario, e ha perso il secondo set per un solo errore ‘vero’, giunto all’inizio del tie-break. Gli altri anni, probabilmente, sarebbe uscito dall’incontro, mentre oggi è rimasto lucido e non ha ceduto di un millimetro, andando a prendersi il successo. Nel tie-break del terzo è stato sotto per 4-1, e poi ha anche dovuto fronteggiare due match-point. Ma nel momento del bisogno ha trovato altrettanti ace. Non mi stupirei affatto se il 2013 fosse il suo anno. Ne ha tutte le possibilità.

Il primo match del tabellone principale, invece, ha visto in campo il ceco Jan Mertl e l’olandese Jesse Huta Galung, ormai da tempo uno dei miei pupilli. Un mix tra talento ed eleganza (con gran rovescio a una mano e pregevoli tocchi a rete annessi) che ricorda vagamente quello di sua maestà Roger Federer, e gli è bastato per regolare in due set il rude picchiatore ceco. Uno che, per giunta, si è presentato in campo con una maglietta a dir poco inguardabile, sul livello di quelle indossate negli anni dai suoi connazionali Ivan Lendl e Radek Stepanek. Ne avesse rovinata una con la candeggina, ne sono sicuro, non sarebbe sicuramente uscita così male (vedere la foto in alto per credere). Si nota proprio che sono c(i)echi, verrebbe da dire.

Infine un appunto sulla nuova regola del ‘no let’. Nei quattro match che ho visto non è capitato molto spesso (direi massimo 5 volte a incontro) ma è stato sufficiente per mettere in difficoltà i giocatori. La trovo una gran cavolata, perché è stata introdotta per risparmiare tempo, ma di tempo, in una partita, se ne salva veramente pochissimo. Credo sarebbe una follia promuoverla anche nel circuito maggiore, e spero vivamente che l’Atp decida di rimettere l’idea nel cassetto, e magari buttare la chiave.

P.s. Con Mikado e Tuc partner nel torneo, e la conseguente distribuzione gratuita e ripetuta dei prodotti, si prevede una settimana molto difficile. Si salvi chi può. Io non può.

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