IMPRESSIONI BERGAMASCHE – DAY 2

Djordje Djokovic - Foto Antonio Milesi

Djordje Djokovic in azione agli Internazionali di Bergamo 2013 – Foto Antonio Milesi

Dopo la relativa tranquillità di ieri, oggi al PalaNorda si sono giocati sette incontri, quasi metà dell’intero primo turno del torneo. Ma di match veramente interessanti ce ne sono stati solamente due: il primo e l’ultimo. Come già ho scritto dopo la prima giornata, mi è piaciuto molto Galovic, che dopo aver ottenuto la prima qualificazione in un Challenger non si è fermato, superando anche il turno d’esordio. Non ha giocato ai livelli di ieri, servendo con meno continuità e facendo molta fatica a rispondere (forse infastidito dagli angoli mancini dell’ambidestro Grassi), ma si è trattato di due partite diverse. Contro Dubail è stato costretto a giocare molto di più, mentre oggi gli scambi veri non sono stati più di cinque. È stato bravo a gestirli meglio, e alla fine ha meritato la vittoria, contro un Grassi un po’ sottotono. “Non penso sia una svolta, non ho ancora fatto nulla, è soltanto il secondo turno di un Challenger”, ha sentenziato dopo la vittoria, prima di venire letteralmente assalito per foto e autografi dai ragazzini di una scuola, che l’hanno intercettato mentre abbandonava il palazzetto. È consapevole, insomma, che per uno con i suoi mezzi questo deve essere solo l’inizio. Buon segno.

Dopo di lui è toccato a Cecchinato, il migliore dei nostri ’92, che (non) se l’è vista con l’ottava testa di serie Ivan Sergeyev. 6-1 6-1 in 39 minuti di favore dell’azzurro, contro un avversario visibilmente svogliato e probabilmente sottotono per qualche problema di natura fisica. Malgrado la mancanza di un vero e proprio match, il siciliano ha comunque espresso il suo miglior tennis, dimostrando di essere cresciuto parecchio. Servizio e diritto camminano sempre di più, mentre il rovescio continua a essere un punto debole (tende a prendere la palla un po’ troppo ‘dietro’) su cui dovrà migliorare per tentare il salto di qualità. Comunque è in buonissime mani (Brandi, Sartori, Piatti) e non sarebbe una sorpresa se ci riuscisse al più presto. Intanto, domani sfiderà Galovic, in un match che garantirà almeno un italiano ai quarti di finale. Notizia che non è affatto da trascurare, sia perché sarebbe la prima volta per entrambi, sia perché, prima delle qualificazioni, l’Italia aveva solamente un rappresentante in tabellone. Poco felice la scelta di programmare il derby tricolore alle 10 del mattino (anche perché ho tante ore di sonno arretrate e contavo di recuperarle domattina), ma rimando più che volentieri.

Mi sarebbe piaciuto vedere qualche scambio di Chiudinelli, reduce dal match di Coppa Davis più lungo di sempre (perso 24-22 al quinto, con Wawrinka, contro Berdych-Rosol, dopo 7 ore e 2 minuti), ma tra un impegno e l’altro non ho visto un singolo quindici. Ho invece trovato una mezz’ora per vedere il primo set del match fra Andreas Beck e Uladzimir Ignatik, e sono rimasto positivamente colpito dal tedesco. La palla gli viaggia che è un piacere (dopotutto non si arriva fra i primi 40 per caso), ma la cosa che più mi ha sorpreso è l’atteggiamento. Come Serena Williams va a servire con solamente una palla, e ne chiede una seconda se sbaglia la prima. Doppio impegno per i poveri raccatapalle, direte voi, ma il buon Andreas sa farsi perdonare. Ringrazia ogni volta che riceve le palline, e fa lo stesso con l’asciugamano. Una cosa non da poco. È vero che non costa nulla, ma non lo fa praticamente nessuno, e ai bambini fa senza dubbio piacere. Per la cronaca: ha vinto 6-4 6-4 sull’ex numero 1 del mondo juniores Ignatik, che come ogni anno non è mancato all’appuntamento bergamasco, e come ogni anno ha mostrato il suo solito tennis tutto fisico e niente cervello. Pallate su pallate, spesso senza troppo senso. A volte bastano, oggi no.

E veniamo quindi al match di giornata che destava maggiore interesse, ovvero la sfida fra Djordje Djokovic e Radu Albot. Ovviamente l’attenzione era tutta puntata sul più piccolo dei due fratelli del numero uno Atp, che però ha deluso abbastanza. Tanto simile a ‘Nole’ nell’aspetto (con racchetta identica, completo UNIQLO, le stesse movenze e il medesimo stile), quanto poco nell’efficacia. O meglio, aiutato dagli errori del rivale ha mostrato buone cose per un set, poi si è intesito e di colpo a iniziato a commettere una marea di errori assurdi, regalando il match a un Albot a tratti imbarazzante. Forse il moldavo ha pensato che, al cospetto del fratello di Djokovic, era il caso di mandare a sua volta in campo il proprio fratello. Risultato: un set decente e due da torneo di terza categoria (scarso), chiusi da un passante di diritto di Djokovic rimbalzato nei pressi della linea del servizio della sua metà campo. Il pubblico, accorso numeroso a vederlo, avrebbe meritato di meglio.

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