CI SONO ANCH’IO

Filippo Baldi agli Australian Open 2013

Filippo Baldi agli Australian Open 2013

Non solo Gianluigi Quinzi. Mentre l’attenzione degli appassionati è puntata esclusivamente sul talento marchigiano, che migliora a vista d’occhio bruciando le tappe, in Italia sta crescendo un altro potenziale fenomeno della racchetta. Si tratta del lombardo Filippo Baldi, classe 1996 come ‘GQ’, un giocatore aggressivo che ama la sfida e odia perdere, sogna un successo a Wimbledon e predilige le superfici rapide. “Mi piace andare a rete e comandare gli scambi – spiega – specialmente con il diritto”. Il suo colpo migliore, ma anche lo stesso che scambierebbe col suo idolo Rafael Nadal, che ricorda nell’aspetto esteriore. “Lui con il passare degli anni si è migliorato sotto ogni aspetto, imparando a giocare in attacco, a servire bene e a essere efficace anche a rete. Io devo fare ancora tanta strada. E poi abbiamo due tipi diversi di gioco: il mio è un po’ più brillante, mi piace trovare soluzioni a effetto, fare la cosa difficile, anche quando magari non dovrei”. Tuttavia a dargli ragione ci sono i risultati, sempre migliori con il passare dei mesi, sia fra gli junior che fa i ‘pro’. Nel 2012 ha trionfato al Trofeo Avvenire di Milano, riportando in Italia dopo 43 anni il titolo del prestigioso torneo under 16. E fa niente se qualche giorno prima il coetaneo Quinzi aveva conquistato il più prestigioso ‘Bonfiglio’ (under 18), Filippo non vuole sentire la parola avversario. “Troppa gente vede tra noi una grande rivalità, mentre in realtà c’è solamente tanta amicizia”. Quella che li ha resi una coppia di alto livello, l’unica nella storia in grado di trascinare l’Italia al primo nella Coppa Davis junior, conquistata nel 2012.

Ma Filippo guarda avanti, e di Insalatiera ha già assaggiato anche quella vera. Prima della sfida fra Italia e Croazia si è allenato al PalaVela di Torino con la nazionale azzurra, in un ambiente di alto livello, lo stesso che cerca di frequentare il più possibile per abituarsi a certi palcoscenici e studiare da campione. “Per questo continuerò a giocare anche qualche torneo giovanile, in prevalenza gli Slam. I risultati contano solo dal punto di vista morale, perché il ranking da guardare è un altro, e il primo obiettivo è quello di far bene nei Futures e nei Challenger. Tuttavia i Major giovanili permettono di stare due settimane a contatto con i top player, allenarsi con loro e imparare tante cose. Finché avrò questa possibilità sono intenzionato a sfruttarla il più possibile”.  Per farlo lavora duramente ogni giorno con il suo giovane coach Stefano Dolce, in giro per il mondo o allo Sporting Club Selva Alta di Vigevano, comune del Pavese dove frequenta il liceo linguistico e vive con mamma Rosaria, papà Leonardo e la sorella Martina. Come ogni tennista preferirebbe passare un po’ più tempo a casa, ma ormai ne ha fatto l’abitudine. “non ho alcuna paura di stancarmi, perché mi diverto tantissimo a viaggiare e visitare nuovi posti”. Ma anche a guardare i colleghi, per cercare di apprendere da loro il più possibile. “Nel corso di un torneo, quando posso, adoro stare al circolo tutto il giorno, anche se talvolta sarebbe meglio tornare in hotel a riposare”.

Da piccolo giocava a calcio nelle giovanili del Pavia, poi a 9 anni ha incontrato la racchetta, ed è stato amore a prima vista. E quando a 12 ha vinto i Campionati europei a squadre, è scattato qualcosa. “In quel momento ho pensato che il tennis sarebbe potuto diventare la mia vita, e così è stato”. Una scelta azzeccata, perché a cinque anni di distanza Filippo è uno degli azzurri più promettenti, uno dei potenziali trascinatori che il pubblico italiano aspetta ormai da troppo tempo. Ma lui non bada troppo alla pressione, e ne coglie anzi gli aspetti positivi. “Se non ci fosse così tanta attenzione da parte dei media e della gente, penso che sarebbe un po’ più facile, perché giocherei più libero. Tuttavia trovo che l’attenzione nei miei confronti sia anche stimolante, la prendo come un complimento. Se c’è così tanta gente che conta su di me significa che sto facendo le cose bene”. Lui, che tifa Inter nel calcio e i Miami Heat nel basket Nba, firmerebbe per una carriera da top 20 alla Seppi, con qualche acuto ma senza exploit nei tornei maggiori, pur lasciando intendere di puntare più in alto. “Ovviamente non mi pongo quello come obiettivo, perché per arrivare più in alto possibile devo puntare più in alto possibile. Ma anche un posto fra i primi 20 del mondo non sarebbe affatto male”.

Intanto è numero 6 nella classifica under 18, grazie alle semifinali colte all’Orange Bowl e agli Australian Open (suo primo Major in carriera), e sta avvicinando i primi 1000 di quella dei ‘grandi’. Nei Futures vanta già due semifinali, una a Trieste nel 2012 (al secondo torneo in carriera), e una un paio di settimane or sono a Vercelli, dove ha battuto due top 400. Poi è andato a Roma, approfittando di una wild card che gli ha aperto le porte del suo primo Challenger. “Per essere la prima esperienza è stata molto dura, perché ho giocato subito contro un avversario veramente forte (Julian Reister, che poi ha vinto il torneo, ndr), e non sono riuscito a lottarci fino alla fine, perdendo con un doppio 6-1. Però mi è piaciuto, e ho imparato tante cose. Per stare a questi livelli devo imparare a difendermi meglio e migliorare ancora tanto, soprattutto dal punto di vista fisico”. Ma anche nel servizio e nella risposta, due colpi fondamentali per giocare con continuità a certi livelli. Intanto, dopo il Futures di Vicenza, ci riproverà la prossima settimana a Napoli, sempre in un torneo da 30mila dollari. “Devo ringraziare la Fit, che mi dà queste possibilità per aiutarmi a crescere”. Per vederlo competitivo nei Challenger forse è un po’ presto, ma a livello Futures ha già dimostrato di poter dire la propria, e non sarebbe una sorpresa trovarlo presto a combattere per mettere in bacheca il primo titolo. Gradino numero uno di una scalata destinata a regalargli una valanga di soddisfazioni.

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