NEL NOME DEL… FRATELLO

Djordje Djokovic

[Articolo apparso sul numero di aprile 2013 de Il Tennis Italiano]

Djordje, il più piccolo dei fratelli Djokovic, ha scelto il mondo dei ‘pro’ per provare a godere di luce propria, ma ha accusato le aspettative destinate a chi ha in casa un numero uno. Descrive ‘Nole’ come una sorta di padre, ma ne sa cogliere pure alcuni difetti. Ha deciso di trasferirsi a Praga per allenarsi lontano dagli occhi della gente, e quest’anno punta in alto. L’abbiamo incontrato…

La fase di passaggio al professionismo è uno degli aspetti più difficili del mondo del tennis. Abituati a disputare i tornei juniores, i giovani tennisti si trovano proiettati da un giorno all’altro nel circuito Futures: una vera giungla, in cui tutti, anche i più talentosi, rischiano di restare intrappolati. Solo in pochi riescono a superare questo primo ‘step’, la gran parte vi rimane per tutta la carriera. Ecco spiegato perché, pur essendo tornei minori, ospitano numerosi giocatori esperti, smaliziati, disposti a tutto pur di racimolare qualche punto e pochi dollari, e il compito di chi prova ad emergere diventa ancora più difficile. È il caso, per esempio, di Djordje Djokovic, l’ultimo dei tre fratelli serbi. Ancora minorenne (compirà 18 anni il prossimo 17 luglio), sta provando a farsi strada nel circuito dei ‘pro’, con tutte le difficoltà accennate. E chiamarsi Djokovic di cognome, da certi punti di vista, non è affatto un privilegio. Molto ‘alla mano’ come il numero uno Atp, ma meno personaggio, in comune col fratello ha l’aspetto, il timbro di voce e il modo di parlare, e lo ricorda moltissimo anche in campo. Sia nelle movenze e nell’abbigliamento (stessi completi griffati UNIQLO e medesima racchetta), sia nello stile di esecuzione dei colpi, specialmente nel diritto. Fino a qualche tempo fa ‘Djole’ si accontentava di vivere di luce riflessa, ma crescendo è maturato e ha capito di poter puntare più in alto. Così, nel febbraio dello scorso anno ha deciso di provarci sul serio col tennis. “Ogni giocatore ha il sogno di diventare un giorno numero uno del mondo – spiega – quindi mi alleno duramente per tentare di raggiungere quell’obiettivo”.

Djordje Djokovic in azione al Challenger di Bergamo 2013 - Foto Antonio Milesi

Djordje Djokovic in azione al Challenger di Bergamo 2013 – Foto Antonio Milesi

“DEVO LAVORARE ANCORA MOLTO”
Chi lo conosce bene, come Nick Bollettieri (che ne ha supervisionato un lungo periodo di allenamento), gli attribuisce un gran talento, anche se per ora l’ha mostrato raramente, e i risultati ne sono la conferma. Ha solamente due punti Atp, entrambi conquistati in Serbia nella passata stagione, e come livello di gioco appare lontano dai migliori ’95. Tuttavia ha mostrato picchi di rendimento molto alti, e deve solo cercare di essere più costante, anche all’interno di un singolo incontro. “Sono ancora molto giovane – spiega – e ho iniziato da poco con i tornei professionistici. Devo abituarmi, fare esperienza, e crescere fisicamente. Poi potrò concentrarmi anche sugli aspetti legati al gioco, soprattutto sul servizio. Nel tennis attuale è un colpo fondamentale, e sento di doverlo ancora migliorare”. Alla sua età Novak aveva già vinto un paio di Challenger ed era nei primi 200 del mondo. Risultati lontani anni luce da quelli di Djordje, ma il paragone viene naturale. “Lui ha tutto dalla vita, diciamo che io mi accontenterei di meno. Mi basterebbero solamente il suo rovescio e la sua posizione in classifica – ammette ridendo – ma mi accorgo di dover lavorare ancora molto”. La cosa che più invidia al fratello, però, è la tenuta mentale, che insieme al fisico è una delle migliori qualità del numero uno del mondo. “Nei momenti difficili, quando le cose si mettono male e la sconfitta si avvicina, lui riesce sempre a rialzarsi. È importantissimo, spero un giorno di poter anche io acquisire questo grande pregio”.

“Può diventare un giocatore in grado di vincere i tornei dello Slam. Non è facile per lui allenarsi con gli occhi puntati addosso per il cognome che porta, ma ciò lo renderà più forte”. (Novak Djokovic)

Djordje, Novak e l'amico Neven Markovic a San Siro per Milan-Barcellona

Djordje, Novak e il calciatore bosniaco Neven Markovic a San Siro per Milan-Barcellona

“NOLE? PER ME È COME UN PADRE”
“Nel 1999, ogni notte per due mesi venimmo svegliati dalle sirene dei bombardamenti. La guerra ci diede una dimensione più netta di comunità e di nazione, ci unì incredibilmente”, spiegava Novak qualche anno fa. Si riferiva alla sua Serbia, ma non ha mai negato che da quelle notti insonni hanno rinforzato il legame della famiglia. Specialmente quello con i fratelli, nei confronti dei quali ha avuto un ruolo da secondo padre, e con i quali sogna un giorno di poter difendere i colori serbi in Coppa Davis. “Purtroppo in un anno ci vediamo poche volte, perché giochiamo tornei differenti e non abitiamo nella stessa città. Ma il nostro rapporto è molto buono, ci scriviamo ogni giorno, parliamo tanto al telefono, condividiamo tanti interessi”. Come la passione per i cani e l’amore per il Milan, che solo nel mese di febbraio Djordje ha tifato a San Siro in due fortunate occasioni. Prima contro l’Udinese, con il debutto del suo pupillo Mario Balotelli, e poi nel trionfo casalingo contro il Barcellona, quando si è recato al Meazza in compagnia di ‘Nole’. “È un fratello adorabile – prosegue – e sono certo che tutti ne vorrebbero uno come lui. È sempre molto attento alle vicende di me e Marko, ma non è invadente, e prova a spingerci il più possibile a dare il massimo, per fare bene nel tennis ma anche nella vita di tutti i giorni. E talvolta porta anche noi nei tornei in giro per il mondo, ci permette di imparare tante cose, di conoscere ambienti di alto livello a cui puntare, e ci fa capire che anche noi possiamo arrivare fino a lì. Quando stiamo insieme ci raccontiamo come vanno le cose, ci aggiorniamo su cosa è successo nel periodo in cui non ci siamo visti, come due fratelli normalissimi. ‘Nole’ ama scherzare, divertirsi, giocare a qualsiasi cosa”. E proprio da questo aspetto emerge qualche difetto del campione serbo, talmente poco abituato alla sconfitta che, anche lontano dal campo da tennis, odia perdere. A qualsiasi cosa. “Appena inizia a perdere di agita, si lamenta, a volte diventa insopportabile. E quando è arrabbiato per i fatti suoi è molto nervoso, spesso non gli si può parlare. Ma poi si tranquillizza alla svelta”.

“Nole odia perdere. Appena inizia a farlo si agita, si lamenta, a volte diventa insopportabile. E quando è arrabbiato per i fatti suoi è molto nervoso, spesso non gli si può parlare”. (Djordje Djokovic)

La famiglia Djokovic dopo la vittoria di 'Nole' agli Australian Open 2008 - Getty Images

La famiglia Djokovic dopo la vittoria di ‘Nole’ agli Australian Open 2008 – Getty Images

“UN ONORE ESSERE SUO FRATELLO, ANCHE SE…”
Come ‘Djole’ ha lasciato intendere, per un ragazzino che punta a togliersi soddisfazioni con la racchetta in mano, quella di avere in casa il numero uno è una fortuna enorme. “Ha reso il nostro cognome uno dei più importanti nel mondo del tennis, quindi anche per noi fratelli tutte le porte sono aperte, non ci è precluso nulla da nessuno”. Ma, allo stesso tempo, ci sono anche degli aspetti negativi, che hanno contribuito alle difficoltà nell’emergere accusate da entrambi i giovani di famiglia. Su tutti le grandi attese della gente nei loro confronti, sin da quando, da piccoli, hanno mostrato di saperci fare. Desideri che, una volta scesi in campo, per loro si tramutano in pressione. E la pressione, si sa, è forse il peggior nemico dei tennisti. “Ognuno spera di vederci ottenere gli stessi risultati di Novak, ma è una cosa impossibile, lui è arrivato davvero troppo in alto. Noi cerchiamo di non dare peso a queste grosse aspettative, ma quando le si incontra ogni giorno diventa difficile metterle da parte. Negli ultimi 3-4 anni ho accusato tantissima pressione, e penso sia quello uno dei problemi per cui ho fatto così fatica a crescere e a credere nei miei mezzi. Ma ora sto iniziando a sfruttarla a mio favore, per cercare di fare sempre meglio, e credo che le difficoltà dovute alle aspettative nei miei confronti siano ormai superate”.

“La cosa peggiore, per Djordje, è quella di cercare di emulare il fratello. Sarebbe controproducente, gli ho detto di non farlo. Al mondo non c’è un individuo uguale all’altro”. (Nick Bollettieri)

Djordje Djokovic in azione all'Atp 250 di Belgrado nel 2012 - Foto Starsport Photo

Djordje Djokovic in azione al Serbia Open di Belgrado nel 2012 – Starsport Photo

OBIETTIVO TOP 300 ENTRO FINE ANNO
Purtroppo, qualsiasi cosa Djordje farà negli anni a venire, verrà sempre paragonato a Novak, e quindi probabilmente sminuito. Ma lui, malgrado l’abbia capito e sembri accettarlo, non ci sta, e vuole comunque provare ad arrivare al massimo delle proprie potenzialità. Sogna di vincere un torneo del Grande Slam, e punta ad arrivare almeno fra i primi 300 giocatori del mondo entro la fine dell’anno, per disputare dal 2014 le qualificazioni dei Major. Un traguardo molto ambizioso, ma in cui crede ciecamente. Per raggiungerlo ha preso la scelta di trasferirsi a Praga, dove si può allenare lontano dai riflettori, insieme al suo giovane coach Martin Fafl, ex professionista ceco classe 1984, come lui molto determinato per arrivare in alto. “Da piccolo ho girato tanto insieme a Novak, e sono state sempre esperienze fantastiche: ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare tante leggende del nostro sport, ed è una cosa che non mi dimenticherò mai. Ora però è giunto il momento di dedicarmi al 100% a me stesso, alla mia di carriera, e penso che questa stagione possa essere determinante. Nel corso dell’off-season ho svolto l’intera preparazione invernale con Novak, sia in campo sia in palestra, prima a Montecarlo e poi ad Abu Dhabi. Abbiamo giocato sempre insieme, e devo ringraziare lui e il suo team, che è il migliore del mondo, per avermi dato questa possibilità. Credo mi sia servito tanto, mi sento parecchio migliorato rispetto a prima, e perciò punto forte sul 2013. Ho fatto le cose meglio che mai, e darò il massimo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sono io stesso curioso di sapere se ci riuscirò – conclude – e di vedere come andranno le cose nei prossimi mesi”. Ora tutto dipende esclusivamente da lui. Il compito è quello di non far più parlare di sé solamente in qualità di fratello del numero uno del mondo. Ma anche, o soprattutto, in qualità di Djordje Djokovic.

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