STAND UP FOR ‘JJ’

Janowicz si strappa la maglietta al Foro Italico

Janowicz si strappa la maglia al Foro Italico, dopo il successo su Tsonga

[Articolo apparso sul numero di giugno 2013 della rivista Il Tennis Italiano]

Missili e carezze, servizi prossimi ai 250 chilometri all’ora e palle corte millimetriche, bombe col diritto alternate a tante discese a rete. Un extraterrestre? No, il polacco Jerzy Janowicz. Uno dei protagonisti degli Internazionali BNL d’Italia 2013, dai quali ha ripreso la propria scalata verso i piani alti della classifica. Un’ascesa iniziata lo scorso novembre a Parigi Bercy, quando all’esordio in un Masters 1000 raggiunse una sorprendente finale, ma poi non decollata. A detta sua per problemi fisici, secondo i più perché ha accusato una popolarità giunta da un giorno all’altro. Ma ora pare che il 22enne di Łódź si sia abituato, e sulla terra del Foro Italico l’ha dimostrato. È tornato a battere due top ten (Tsonga e Gasquet) prima di spaventare Federer col suo tennis champagne, tanto vario quanto imprevedibile. Roba da pochi, miscelata con una reattività non indifferente per un ragazzone di 203 centimetri, che a differenza degli altri pivot del circuito è meno macchinoso, si muove bene e sa reggere anche gli scambi lunghi. Ma per rendersi ancora più insidioso dovrebbe imparare a rischiare meno e attendere qualche istante in più, per regalare pochissimo agli avversari. Facile a dirsi, meno a farsi, per un ragazzo il cui gioco ne rispecchia il carattere particolare, a volte composto altre rude, ma sempre senza peli sulla lingua. Tanto che poco dopo le imprese parigine non le ha mandate a dire né a Djokovic (“è falso, gli piace recitare”) né a Federer, “uno che se la tira”. Comportamenti un po’ esagerati, ma che non guastano in un circuito lontano anni luce dai tempi di McEnroe e Lendl, quando le parole dei giocatori erano vere, e non misurate da sponsor e addetti alla comunicazione. Non a caso, malgrado il suo idolo sia Pete Sampras, ‘JJ’ ha sempre ammirato il carattere di Marat Safin, uno che non passava mai inosservato. Proprio come non passa inosservato il polacco, malato di videogiochi e tecnologia, il cui salto di qualità è arrivato nel 2012. Prima spaccava una vagonata di racchette, urlava, si comportava male. Poi coach Tilikainen l’ha posto davanti a un bivio: “o cambi, o sarai sempre un mediocre”. Gli ha fatto capire che era ora di diventare grande, e la tanto attesa svolta è arrivata. Jerzy, che sogna un exploit a Wimbledon, ha imparato a essere costante, a non voler sempre strafare, e soprattutto a trasmettere positività col linguaggio del corpo, anche se qualche problema di autocontrollo è rimasto. Come ai recenti Australian Open, quando è impazzito per una chiamata sbagliata dal giudice di sedia, rimediando 2500 dollari di multa. Ma conta poco. I tempi in cui mamma Anna e papà Jerzy senior (entrambi ex professionisti di volley) vendevano le proprietà per finanziargli l’attività sono ormai alle spalle. Il giovane Jerzy sta diventando un big del circuito mondiale, e non deve più preoccuparsi dell’aspetto economico. Può pensare solo a migliorarsi giorno dopo giorno, per scalare un ranking che lo vede già a ridosso dei top 20. Traguardo importante, ma poca roba per uno con i suoi mezzi, in cui Toni Nadal ha intravisto stimmate da primo della classe. Quelli di Parigi e Roma devono essere solamente due punti di partenza, verso risultati sempre più preziosi. I rivali sono avvisati, e Wimbledon è ormai dietro l’angolo.

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