UNA VITA AGLI ANTIPODI

L'ex tennista Luca Bonati ora lavora in Cina come manager

Dopo l’addio al professionismo, Luca Bonati ha cambiato vita. Da sei anni vive e lavora a Shanghai, in Cina

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[Articolo apparso su L’Eco di Bergamo di mercoledì 11 settembre 2013]

Agosto 2000, Carouge (Svizzera), primo turno di qualificazioni di un torneo internazionale. Luca Bonati, 22 anni da Terno d’Isola, sfida un quindicenne di Losanna dal rovescio fatato, indicato nell’ambiente come una futura stella del circuito. Pur essendo alle prime armi tra i ‘pro’, lo svizzero si porta avanti 5-3 nel set decisivo, con un match-point a disposizione. Ma proprio nel momento più importante si perde e la maggiore esperienza dell’orobico fa la differenza: Bonati la spunta, per 6-3 4-6 7-5. Tredici anni dopo, l’allora promettente elvetico, che di nome fa Stanislas Wawrinka, è numero 10 del mondo e ha appena sfiorato la finale agli Us Open. Bonati, invece, si è tolto le principali soddisfazioni in doppio (sette titoli internazionali e la posizione numero 472 della classifica come primato), e ha appeso la racchetta al chiodo da un pezzo, cambiando vita. Ora ha 34 anni e da sei vive a Shanghai, dove è responsabile dell’ufficio vendite cinese di un’azienda di casa nostra, la Carvico Spa.

Dal borsone alla 24 ore
Mi ricordo bene quel match, si intuiva che Wawrinka sarebbe diventato un gran giocatore”, spiega Bonati, che dal 2008 gestisce il mercato asiatico dei tessuti Made in Italy prodotti dal brand bergamasco. Ben lontani, dunque, i tempi in cui peregrinava in varie città d’Italia per allenarsi e girava il mondo, borsone in spalle, col sogno di ripetere le gesta di Stefan Edberg. Ora gira l’Asia ogni settimana, valigetta in mano, per visitare i clienti della propria area: Cina, Giappone e Corea del Sud. “Devi sapere sempre cosa vuoi, altrimenti ti tocca prendere quel che viene”, recita un proverbio cinese. E ciò che voleva, Bonati, l’ha sempre saputo. Evitando, a differenza della maggior parte degli ex professionisti, di accontentarsi del lavoro di maestro. “Mi piaceva l’idea di fare qualcosa al di fuori del tennis, e per provarci seriamente non potevo iniziare tardi. Così intorno ai 25 anni ho cominciato a guardarmi in giro, e quando è arrivata l’occasione l’ho colta al volo. Ho lasciato la racchetta e non ho rimpianti”.

“Ritmi frenetici, ma mi trovo bene”
Mai però, Bonati, sposato da quattro anni con Broni (ragazza slovacca conosciuta nell’ultima trasferta tennistica) e padre dallo scorso Natale di Ginevra Li, avrebbe immaginato di emigrare in una nazione agli antipodi dell’Italia, non solo geograficamente. “Qui il ritmo di vita è più frenetico, la città vive 24 ore su 24, ma mi trovo bene. Dietro agli stereotipi solitamente c’è un po’ di verità, però io vedo nella Cina una nazione che cresce alla velocità della luce, e che si sta adeguando agli standard Internazionali. Di Bergamo mi manca il clima e la possibilità di avere tutto a portata di mano. Shanghai è gigantesca, di conseguenza spostarsi è più difficile”. E con la lingua? “Qualcosa di cinese capisco, ho seguito delle lezioni. Quando serve mi faccio capire, anche improvvisando”.

Il boom del tennis in Cina
Malgrado gli impegni lavorativi, però, Bonati la racchetta non l’ha mai abbandonata. “Del professionismo mi mancano la competizione e le trasferte, ma non rimpiango la delusione per le sconfitte. Ora gioco poco, con amici, ma me la cavo ancora. E poi partecipo ogni anno a un torneo per espatriati”. Una manifestazione nata grazie al boom di notorietà vissuto dal tennis negli ultimi anni, dovuto ai grandi risultati ottenuti dalle atlete cinesi. “Ho notato un notevole aumento di popolarità e ci sono molti tornei internazionali in più. Rispetto all’Italia è diverso il mondo dei circoli, qui ce ne sono di due tipologie: i grandi club con quote d’iscrizione da capogiro e i campi da tennis comunali a prezzi abbordabili”. Intatta anche la sua passione per racchette e palline, tanto da non escludere un possibile ritorno nel mondo del tennis, magari a livello manageriale. “La vedo un’ipotesi abbastanza remota, perché faccio un lavoro che mi piace e mi sta dando parecchie soddisfazioni. Ma nella vita mai dire mai”.

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