PILLOLE LONDINESI – ATP FINALS 2013

Il nostro viaggio all’interno dell’O2 Arena di Londra durante le Atp World Tour Finals 2013:

Non è più quello in grado di laurearsi maestro per sei volte, e quest’anno si  è fermato in semifinale. Ma, almeno fra gli appassionati londinesi, Roger Federer è ancora il più amato. Suo il premio dell’applausometro, per le maggiori ovazioni riscosse dal pubblico, sia all’ingresso nell’Arena sia nel corso degli incontri. Il picco nel primo set della sfida con Nadal, quando, sul 5-4 per lo spagnolo, Roger ha vinto uno scambio di 30 colpi e poi recuperato in extremis il break di svantaggio, scatenando un boato degno di un gol vittoria segnato nei minuti di recupero della finale di Champions League. La storia non si dimentica.

Come importanza sono inferiori ai tornei del Grande Slam, ma in quanto ad appeal le Finals londinesi hanno ben poco da invidiare anche ai quattro colossi del tennis mondiale. A testimoniarlo il gran numero di ospiti illustri accorsi al torneo: calciatori, cantanti, attori e personaggi di sport e spettacolo. Da sottolineare Pippa Middleton, Ronaldo, l’attaccante della Juventus Fernando Llorente e delle folte rappresentative di giocatori di Arsenal e Chelsea, tutti puntualmente ripresi dalle telecamere e dagli obiettivi dei circa sessanta fotografi accreditati. Insaziabile passione per il tennis o semplice desiderio di farsi un po’ di pubblicità? Tanti anche gli ex della racchetta comparsi a Londra, chi per lavoro fra media e televisioni, come Boris Becker, Guy Forget e Greg Rusedski, e chi per altri motivi: Tim Henman, Stefan Edberg, Carlos Moya e Javier Sanchez.

Avere un azzurro al torneo di fine anno è il sogno di ogni appassionato, ma anche nel 2013 nessuno dei nostri ce l’ha fatta. A Londra, però, c’è stato comunque un pizzico di Made in Italy, concentrato principalmente nel match Gasquet-Del Potro, uno dei più belli del torneo. E non solo grazie all’arbitro Carlos Bernardes, da tempo residente alle porte di Bergamo, ma anche per il derby a distanza fra l’allenatore del francese, Riccardo Piatti, e il manager dell’argentino, Ugo Colombini. Curiosamente, proprio al termine della settimana britannica sono terminate ambedue le collaborazioni. La prima durava da inizio 2011, la seconda fin dai tempi in cui Delpo mosse i primi passi fra i ‘pro’.

L’ha inaugurata lo scorso anno alle Atp Finals, l’ha ripetuta a gennaio agli Australian Open, e ormai l’ha resa tradizione. Anche questa volta, dopo aver conquistato il titolo Novak Djokovic si è presentato per la conferenza stampa conclusiva armato di più di una scatola di cioccolatini, e li ha offerti ai giornalisti come omaggio per l’attenzione dedicatagli nel corso della stagione. E non pensate che li abbia semplicemente appoggiati sul tavolo. Anzi, come nel 2012 ha girato personalmente per la sala, fermandosi da tutti i presenti e dispensando sorrisi a destra e a manca. Proprio lui che il cioccolato non lo mangia da un pezzo, per seguire la ferrea dieta che ne caratterizza l’alimentazione.

Una delle notizie dell’edizione 2013 delle Finals è la proposta di Rafael Nadal, che ha evidenziato come non gli dispiacerebbe se il torneo cambiasse superficie di anno in anno, per un maggiore equilibrio nei confronti dei giocatori. I maligni hanno attribuito a ‘Rafa’ un tentativo di rendersi la vita più facile nell’unico grande torneo che manca nel suo palmarès, ma, forse, lo spagnolo non ha tutti i torti. È vero che, a meno di trasferte extraeuropee, a novembre è necessario giocare indoor, ma questo non esclude la possibilità realizzare un campo in terra. La terra indoor, che si vede solo in qualche match di Coppa Davis, è un’ottima superficie, e, per via del fondo, non è mai troppo lenta. Sicuri che tra un sintetico indoor lentissimo e una terra battuta veloce sia meglio la prima soluzione?

Il sorpasso al vertice del ranking mondiale è avvenuto dopo l’Atp 500 di Pechino, ma Rafael Nadal se l’era assicurato già prima, battendo Novak Djokovic nella finale degli Us Open. Da allora, il serbo non ha più perso un incontro. Sino a Flushing Meadows aveva vinto appena tre tornei contro i dieci del rivale, mentre da quel momento in poi ne ha incamerati quattro di fila: Pechino, Shanghai, Bercy e le Finals. Non contento, ha vinto pure tutti i singolari disputati fra semifinale e finale di Coppa Davis, chiudendo la stagione con una striscia di 24 vittorie consecutive: il modo migliore per mostrare al rivale di essere pronto al contrattacco.  Nell’ultimo decennio è stata la rivalità Federer-Nadal ad aver dominato la scena, ma questa ha ben poco da invidiargli. Anzi, secondo i numeri è già la più importante di tutta l’Era Open, con ben 39 confronti diretti.

Le luci si spengono, parte il conto alla rovescia. A scandirlo i rintocchi del Big Ben proiettato sui maxischermi sopra il campo. Manca poco. Occhi puntati sulla porta scorrevole in fondo al corridoio degli spogliatoi. Parola allo speaker, via alla musica. I tifosi sono pronti a esplodere. La porta finalmente si apre, lentamente, e insieme al fumo artificiale ecco uscire i protagonisti. Pochi metri più in là un raccattapalle li attende, per accompagnarli alla loro sedia, dove poseranno la borsa e avranno spazio per qualche ultimo ritocco prima del lancio della moneta, atto iniziale degli incontri. Difficile restare impassibili di fronte alle presentazioni dei match delle Finals: un mix fra il classico show all’americana e l’inconfondibile rigore british, capace di creare suspance e lasciare il segno. Da vedere.

Una presentazione stellare necessita ovviamente di una struttura che si presti alla perfezione, proprio come l’O2 Arena. E guai a pensarla soltanto come uno splendido palazzetto dello sport. Tutt’altro. Quella che si vede in tv è solo una parte di un centro commerciale, con pub, un cinema con undici sale e una trentina di ristoranti con svariati tipi di cucina: dall’italiana alla giapponese, passando per brasiliana e argentina. La chicca? Pur non vicinissima al centro, l’Arena si trova in una posizione ben collegata al resto della città, e la si può raggiungere in ogni modo. I più comuni: metropolitana, autobus o taxi. I più affascinanti il battello sul Tamigi e la nuovissima Emirates Air Line, cabinovia che, attraversando il fiume, collega la penisola di Greenwich con i Royal Docks.

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