“LA MIA SCONFITTA PIÙ BELLA”

[Articolo apparso sul quotidiano L’Eco di Bergamo di domenica 13 aprile 2014]

Massimo Pellegrinelli e Marco Verzeroli

Massimo Pellegrinelli e Marco Verzeroli

Ha girato il mondo in lungo e in largo, prima come installatore di macchine tessili e poi, dopo l’incidente in moto che nel 1993 gli ha cambiato la vita, come giocatore di tennis su sedia a rotelle. Eppure, una delle soddisfazioni più grandi, Marco Verzeroli l’ha ottenuta proprio a pochi chilometri da casa. Ieri mattina il 46enne di Alzano Lombardo è stato il primo giocatore in carrozzina a partecipare a un torneo tradizionale, scendendo in campo nel quarta categoria Over 45 del Tennis Mongodi di Cividino, tappa del Circuito Visconteo. Si è arreso per 6-4 6-0 al bresciano Massimo Pellegrinelli, classificato Nc, in un match più combattuto di quanto dica il punteggio, ma la sua partita l’ha vinta comunque. “L’importante era lanciare un messaggio, ora speriamo lo colgano in molti. Aspettavo questo momento da tempo ed ero emozionato come la prima volta che presi in mano la racchetta. È un grande passo avanti per il nostro sport, spero sia una rivoluzione anche per altre discipline”. In fondo, l’unica differenza è nel numero di rimbalzi della pallina: due per chi è in carrozzina, uno per l’avversario. Qualche punto per abituarsi e il gioco è fatto. Nulla in confronto alle difficoltà superate nella vita da Verzeroli e compagni, obbligati a ripartire da zero da un giorno all’altro. “Lo scoglio più duro da superare è stato l’imbarazzo nel farsi vedere sulla sedia a rotelle, ma lo sport mi ha dato una grossa mano”. Prima le immersioni, poi lo sci e le gare coi quad, quindi il tennis, scoperto in occasione delle Paralimpiadi di Atlanta 1996. “Giusto il tempo di informarmi ed ero già in campo dall’altra parte del mondo”. Nel suo palmarès la posizione numero 49 del ranking mondiale e oltre 15 titoli internazionali, dalla California alla Nuova Zelanda, passando per Australia e Brasile. Li ricorda col sorriso, ma gli occhi gli si illuminano solo quando cita la Special Bergamo Sport, l’associazione che gli ha permesso di portare il wheelchair tennis in Bergamasca. Prima al Montecchio di Alzano Lombardo, quindi proprio a Cividino, dove da sei anni insegna a una quindicina di ragazzi, presi dal letto della clinica Casa degli Angeli di Mozzo e riportati passo dopo passo alla vita quotidiana. Di mettersi a lavorare in ufficio non ne voleva sapere, così ha deciso di creare qualcosa per aiutare le persone come lui. Ha già fatto molto, ma non ha smesso di sognare. “Mi piacerebbe avere un’accademia tutta mia, per accogliere più giocatori possibile. Purtroppo l’assenza di grandi sponsor non me lo permette, ma la speranza è che giornate come quella di ieri servano ad avvicinare gente al nostro mondo. Ne abbiamo bisogno tutti”.

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