‘NOLE’, ROGER E… FRANCESCA

[Articolo apparso sul quotidiano L’Eco di Bergamo di martedì 8 luglio 2014]

Novak Djokovic con il trofeo di Wimbledon. A sinistra si intravede Francesca Di Massimo - Getty Images

Novak Djokovic con il trofeo di Wimbledon. A sinistra si intravede Francesca Di Massimo – Getty Images

Una traccia di Bergamo nella finale di Wimbledon? Tutto vero. Il merito è di Francesca Di Massimo, libraia di professione ma, per 15 settimane all’anno, giramondo nei più importanti tornei di tennis, nel ruolo di giudice di linea. Di esperienza e finali negli Slam ne ha da vendere, ma mai le era capitato nel Tempio, dove per quasi quattro ore ha potuto calcare l’erba del mitico Centre Court insieme a Djokovic e Federer, mettendo la ciliegina sulla torta a tre settimane da ricordare. “È stata un’esperienza fantastica e inaspettata: un grande motivo d’orgoglio. L’aria che si respira durante la finale è qualcosa di unico”. Wimbledon a parte, la bergamasca elogia ogni aspetto del suo secondo lavoro, in un ambiente sognato sin da ragazzina. “Mi sono sempre interessata a tutto ciò che ruota intorno al mondo del tennis. Così, un giorno ho iniziato a informarmi su come fare per diventare arbitro, e ci sono riuscita. Mai, però, avrei immaginato di arrivare sino a qui”. E fa niente se da regolamento non è permesso alcun rapporto con le star della racchetta, Francesca adora il proprio ruolo, e trova altre vie per consolarsi. “Durante la cerimonia di premiazione si è avvicinato il Duca di Kent, ringraziandoci uno per uno”. Un bel modo per dimenticare la tensione che sente nel corso degli incontri, specialmente quando ad arbitrare c’è il brasiliano Carlos Bernardes, da anni suo compagno di vita a Gorle, alle porte di Bergamo. “Non è facile convivere con la pressione, ma se tutto va per il verso giusto la soddisfazione è enorme”. Proprio come quando, dopo il match fra Nadal e Kyrgios, un collega che ha seguito l’incontro dalla regia del Centrale si è complimentato per due chiamate perfette: “Nella prima la palla era fuori di un millimetro, nell’altra di due”. E in sedia c’era proprio Bernardes. Meglio di così…

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