UNO SCUDETTO SENZA ETÀ

[Articolo apparso sul numero di gennaio 2015 de Il Tennis Italiano]

Vincenzo Santopadre, 43 anni - FOTO COSTANTINI

Vincenzo Santopadre, 43 anni – FOTO COSTANTINI

Quando nel maggio del 1999 Vincenzo Santopadre raggiunse il best ranking alla 100esima posizione della classifica mondiale, Matteo Berrettini aveva da poco compiuto tre anni. Dieci stagioni più tardi le loro strade si sono incrociate al Circolo Canottieri Aniene, regalando al tennis italiano un sodalizio dalle ambizioni importanti, e al club del presidente Giovanni Malagò uno scudetto da ricordare. La storia è di quelle da copertina: il giovane emergente, che nel tricolore conserverà tanta esperienza utile per il futuro, unisce le forze col veterano d’acciaio, aiutandolo a scrivere l’ennesima pagina di una carriera senza fine. Gli anni passano, ma Santopadre è sempre lì, pronto a far vedere a tanti colleghi che la tecnica sopraffina può ancora prevalere sulla forza bruta. L’11 agosto (un giorno prima di Pete Sampras) ha festeggiato i 43 anni, ma a differenza del più illustre collega, ‘Vinsanto’ sembra aver fermato il tempo, e si rivela più forte anche dei regolamenti. Da qualche anno la Fit sta cercando di dare un’impronta giovane al campionato, ma l’icona della competizione rimane sempre lui, emblema di uno stile di gioco ormai impolverato, ma tutt’altro che dimenticato. Sa benissimo che un campionato così non lo dovrebbe nemmeno giocare, ma ogni volta che scende in campo regala, e si regala, emozioni incredibili. Sfortuna ha voluto che nella finale contro il Tennis Club Genova 1893 si sia trovato di fronte in singolare il numero quattro più forte del campionato, Andrea Basso, lanciatissimo verso un avvenire interessante. Altrimenti, su un campo rapido come quello allestito al 105 Stadium, col suo serve&volley avrebbe potuto puntare al successo anche nell’uno contro uno. Ma poco cambia, perché ha rimediato con gli interessi in doppio, prima dando spettacolo con un set da ‘one man show’ nell’incontro perso al fotofinish in coppia con Cipolla, e poi spalleggiando Bolelli alla perfezione nel match valso lo scudetto.

I suoi meriti, tuttavia, non si fermano né alla finale né a un campionato in cui si è sempre fatto trovare pronto, ma vanno ben oltre. È lui che ha rilanciato il tennis al Circolo Canottieri Aniene, è lui che ha costruito intorno a sé un gruppo di amici ancor prima che di giocatori, ed è sempre lui che ha plasmato il giovane Berrettini, vero e proprio elemento in più del team capitolino. Ad appena 18 anni vanta una maturità incredibile, e nel corso del campionato si è rivelato una garanzia. Dopo otto vittorie in altrettanti singolari ha perso la prima volta in finale contro Francesco Picco, ma si è riscattato alla grande nel doppio con Bolelli, consegnando un altro punto fondamentale. Per un momento, Santopadre ha pure meditato di lasciare all’allievo il doppio decisivo, e lui non si è tirato indietro. Alla fine, nella decisione ha prevalso la maggiore esperienza del coach dei miracoli, che a colpi di fioretto ha mostrato di saper ancora come fare impazzire gli avversari. Quando gli è stato chiesto se nel corso del match decisivo avesse avuto paura di perdere, ha dato una risposta che racchiude tutto il personaggio. “Paura di perdere? No. Voglia di vincere”. Quella voglia facile da trovare a 20 anni, un po’ meno a 43, con una moglie e due figli, ma che lui non ha mai perso. Non gioca più tornei e si allena poco, solamente dall’estate poi, ma sempre con grande piacere. Forse è proprio l’amore per ciò che fa a spingerlo ripetutamente oltre il limite, facendo sembrare tutto facile. Con la sua classica compostezza, ma da vero leader che si rispetti, nell’intervista post-vittoria ha dato a ognuno la sua fetta di merito, da Simone Bolelli (bravo a mettere la firma su tre dei quattro punti) a un altro pilastro del team come Flavio Cipolla, da Simone Vagnozzi all’assente Grzegorz Panfil, dai fratelli Matteo e Jacopo Berrettini a Ludovico Scerrati, più capitan Stefano Cobolli, il fisioterapista Walter Giuliani e pure Mario Fiorini, 74 anni e non sentirli. Nel 1964 portò il tennis in riva all’Aniene, e per il suo 50esimo anniversario nel club, la squadra a lui tanto cara gli ha offerto il regalo più prezioso.

“Rispetto allo scudetto del 2010 (conquistato a Rovereto contro Castellazzo, ndr), questo è ancora più bello”, ha detto Santopadre. “Match dopo match abbiamo capito che poteva succedere qualcosa di importante, ci abbiamo messo il cuore, e vincere al doppio di spareggio ha un sapore speciale. Alla vigilia nessuno ci vedeva fra i favoriti, e poi avevamo un bel seguito, con 80-90 persone venute qui per sostenerci”. Fra loro tantissimi bambini, che sognano di calpestare le orme del 43enne più forte d’Italia, elogiato anche da Simone Bolelli: “È davvero bello giocare in coppia con lui. Sui campi veloci può ancora dire la sua, specialmente in doppio. Da mancino ha un tennis fastidioso, copre bene la rete ed è molto carico. Mette grande pressione agli avversari”. Ecco perché non c’è da stupirsi se, chiamati a indicare il giocatore più temuto della formazione romana, tanti dirigenti delle altre squadre non hanno risposto Simone Bolelli, ma Vincenzo Santopadre. “Mi fa piacere, probabilmente sanno quanto ci tengo all’Aniene. Non vorrei sembrare esagerato, ma talvolta riesco a tirare fuori energie che farebbero comodo a tanti ragazzi”. Il segreto? “Con volontà e determinazione si possono superare tanti ostacoli”. L’ha detto con un filo di voce, ma non era nemmeno necessario. Sono anni che lo dimostra a più riprese.

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