LA LEZIONE DEL GIGANTE BUONO

[Articolo apparso sabato 14 febbraio 2015 su TennisBest]

Luca Vanni è in finale all’ATP 250 di San Paolo

C’è stato un momento in cui non ci credeva più nessuno. Nemmeno coach Fabio Gorietti, la fidanzata Francesca, babbo Luciano che l’ha accompagnato nella crescita con la racchetta in mano e gli altri familiari. Nessuno tranne Luca Vanni. Dopotutto, il suo viaggio nel mondo del tennis è stato una scommessa sin dall’inizio, e stavolta ha vinto il piatto più importante, andando a prendersi una finale all’ATP 250 di San Paolo che profuma di storia. L’ha fatto nella maniera più bella, contro un giocatore di casa e davanti a un pubblico da Coppa Davis che nel tennis non ha mai brillato per correttezza, e sin dalla prima palla ha fatto di tutto per mandarlo fuori di testa. Ma il gigante buono si è comportato da signore, ha incassato a testa bassa senza mai dire una parola, senza mai lamentarsi con l’arbitro, e ha zittito tutti sul campo, riemergendo dal baratro proprio quando il sogno pareva ormai svanito. Invece può continuare, dopo il 6-4 6-7 6-4 con cui l’aretino ha domato l’idolo locale Joao Souza, detto Feijão (fagiolo) per il colore della pelle, che si giocava in casa l’opportunità di centrare la prima finale ATP in carriera. Invece gliel’ha soffiata meritatamente Vanni, che ha mostrato di averne di più sia come tennis sia sul piano atletico, spuntandola dopo le 2 ore e 56 minuti più belle della sua vita. Un’infinito saliscendi di emozioni, prima piacevoli ma mixate alla tensione, poi tremende, quindi indimenticabili, per lui che solo dodici mesi fa, in questi giorni era in gara al Futures di Sondrio, da numero 713 ATP, in due palloni pressostatici e davanti a pochi spettatori, con un migliaio di dollari in palio. Con la finale a San Paolo ne incassa 42.600$ (al lordo delle tasse), praticamente l’intero prize money del suo splendido 2014. Lo scorso anno giocava i Futures, ora è in finale a un ATP 250, il primo qualificato a riuscirci nella storia del Brasil Open, fra Salvador, Costa do Sauipè e San Paolo. Un torneo che già negli anni scorsi aveva portato fortuna agli azzurri, con le finali di Filippo Volandri (2012) e Paolo Lorenzi (2014). Stavolta gli altri sono mancati, ma ci ha pensato lui a tenere alto il tricolore, nella maniera più bella. È in finale nel primo torneo ATP in carriera in cui è riuscito a vincere un incontro nel tabellone principale, e in una settimana ha battuto due top 100 (Gimeno-Traver e Lajovic), uno che ci è stato con agio (De Bakker) e lo stesso Souza, che ci tornerà da lunedì. Al di là dei numeri, significa che Vanni ha il tennis per stare stabilmente in questa nuova dimensione, guadagnata con tanta tanta forza di volontà.

SEMBRAVA FINITA, INVECE…
Nella semifinale è filato tutto liscio sino al 6-4 5-4, quando grazie al secondo break del match, colto sul 2-2, Luca è arrivato a servire per il match. Sino a quel momento aveva gestito tutto alla perfezione, non concedendo nulla nei propri turni di battuta e approfittando alla perfezione delle imprecisioni avversarie. Poi il pubblico ha iniziato a disturbarlo sempre più insistentemente con comportamenti al limite del regolamento, Luca non ha più trovato la prima, e quando Souza gli ha negato per due volte il successo giocando due dei suoi migliori punti dell’incontro, e poi si è preso il 5-5, i titoli di coda erano già pronti. Tanti giocatori, anche dei più navigati, non avrebbero retto lo scossone. Lui invece, alla prima semifinale nel Tour, con zero esperienza a certi livelli, e tutto il pubblico a urlare per l’avversario, ce l’ha fatta comunque, cancellando un finale che pareva già scritto e rendendo la vittoria ancor più gustosa. Perso il secondo set al tie-break, con un brutto smash in rete che ha consegnato al rivale il vantaggio decisivo, Vanni ha provato a rimanere attaccato al match in maniera quasi commovente, contro un Souza visibilmente salito di livello. Ha salvato quattro palle-break fra terzo e quinto gioco, ma nel settimo ha dovuto arrendersi. Sembrava non averne più, invece ha trovato nuove forze, ha cancellato due palle del 5-3, si è ripreso il break ed è salito sul 5-4. E quando l’ultimo diritto anomalo di Souza è morto in rete, gli sono passati davanti tutti i periodi bui degli anni scorsi, quando era arrivato a meditare l’addio al tennis per i ripetuti problemi alle ginocchia. Fortunatamente ha tenuto duro, e ora si può godere una soddisfazione immensa, le dirette televisive, le prime conferenze stampa, e soprattutto 162 punti ATP, un bottino che gli permetterà lunedì di arrivare  alla posizione numero 107, a un soffio dai primi 100. Un traguardo che avrebbe un grandissimo valore simbolico, ma anche reale. Vorrebbe dire iniziare ad entrare con continuità nei tornei ATP e pure negli Slam, i quattro tornei che fanno tutta la differenza del mondo, anche a livello economico. Per chi nell’intera carriera internazionale (2015 escluso) ha messo insieme meno di 150mila dollari, significa tantissimo.

QUEL GRAZIE SINCERO AL PUBBLICO PAULISTA
Ma Luca non ha mai giocato per il denaro. Ha sempre frequentato i tornei minori, dove ci si dà battaglia per qualche riga sui quotidiani di provincia e un pizzico di gloria, che in questa settimana si è moltiplicata sempre più. Non potrebbe essere altrimenti: non si può non voler bene a un ragazzone di due metri con gli occhi da bambino, che al termine del match, come già ieri, non aveva quasi parole. Ha mandato baci a destra e a manca, ha esordito con un “buonasera”, e poi ha addirittura ringraziato tutto il pubblico accorso per la semifinale, dando l’ennesima dimostrazione della sua immensa umanità. Poteva farne a meno, poteva usare parole di circostanza, invece l’ha fatto in maniera sincera, proprio come i complimenti riservati all’avversario, che ha diviso con lui il campo in una battaglia allo sfinimento. Gli ha sicuramente ricordato l’estate scorsa, quando combatteva con tutte le sue forze nei Futures, vincendo spesso e volentieri soltanto grazie alla fiducia. Da vittoria, si sa, nasce vittoria, e Luca non si vuole accontentare. Pur di competere nel tour maggiore anche la prossima settimana, ha detto sì allo special exempt guadagnato con la semifinale, ma non per giocare sulla terra di Rio de Janeiro (perché è di categoria superiore, lo SE non lo permette), bensì sul veloce indoor di Marsiglia, in Francia, dove il sorteggio l’ha accoppiato a Simone Bolelli. Una follia? Fino a un certo punto, Vanni è abituato. Lo scorso anno vinceva i Futures al sabato, viaggiava la notte per trascinare il giorno successivo il suo Circolo Tennis Sinalunga nel campionato di Serie A2, giocava (e vinceva) singolare e doppio, e poi ripartiva per un nuovo torneo, sempre a bordo della sua utilitaria Fiat, spremuta a dovere nei tanti viaggi su è giù per lo Stivale. Certo, stavolta si parla di oltre 9000 chilometri di distanza, voli aerei intercontinentali, cambio di clima e di superficie, ma questo Vanni non teme più nulla. Prima di pensare al futuro, però, c’è la prima finale ATP da giocare, contro Pablo Cuevas, un altro arrivato in alto nonostante gravi problemi alle ginocchia. L’uruguaiano partirà favoritissimo, ma Vanni può anche non pensarci. Se andrà bene tanto di cappello, se andrà male pazienza. Il toscano può sorridere lo stesso, con tutte quelle che ha passato…

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