MICCINI VUOLE UNA SECONDA CHANCE

[Articolo apparso domenica 3 maggio 2015 su TennisBest]

Giacomo Miccini, ex enfant prodige, ci riprova

Giacomo Miccini, ex enfant prodige, ci riprova

Nel plotone di giocatori che hanno acciuffato le pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia, ce n’è per tutti i gusti. Dalle giovani promesse in cerca di gloria a un’ex top 50 come Maria Elena Camerin, passando per tanti nomi che dicono ben poco persino ai fanatici. Ma ce n’è uno che non può sfuggire: Giacomo Miccini. Proprio lui, quell’enfant prodige di Recanati che a 12 anni stregò niente meno che Nick Bollettieri, ricevendo una scholarship gratuita nel campus dei miracoli a Bradenton e finendo sotto contratto con IMG. Eppure, fino a qualche settimana fa era completamente sparito dai radar. “Vuole giocare, giocare sempre, non si riesce a farlo uscire dal campo”, raccontava una decina d’anni fa papà Gabriele, disposto ad aprire i rubinetti per contribuire al sogno del figlio, l’ultimo di tre fratelli. Era l’occasione giusta, e inizialmente i risultati gli hanno dato ragione. Giacomo pareva veramente un predestinato: trascinatore dell’Italia nel titolo mondiale a squadre under 14 e già nel ranking ATP l’anno dopo, quando fra gli under 16 era secondo solo a Bernard Tomic, ed era già fra i migliori venti juniores del mondo. Articoli sui quotidiani, tanta attenzione e altrettanto spazio sui primi siti tematici. Non aveva ancora sedici anni, ma ai tornei in Italia tutti aspettavano sempre e solo lui, per vedere se quel servizio viaggiava veramente intorno ai 200 all’ora come si raccontava, e il diritto era davvero già capace di fare i buchi per terra. Ma presto, troppo presto, è cambiato tutto. Prima è arrivata un’allergia crescente a quella pressione che l’aveva accompagnato fin da bambino, via via sempre meno sostenibile, fino a quando al Trofeo Bonfiglio venne squalificato per aver preso a male parole un giudice di sedia. Poi è stato il fisico a chiedergli il conto. Seppur forgiato dai ritmi forsennati che a Bradenton sono il pane quotidiano, gli ha voltato le spalle a 16 anni, nel periodo più importante. Prima una delicatissima operazione all’anca, con tempi di recupero lunghissimi, poi una lunga serie di acciacchi da far impallidire Del Potro, fra guai al polso, problemi muscolari e tanto altro.

IL MOBILIFICO DI PAPÀ PUÒ ASPETTARE
Un mix letale, che gli ha reso antipatica quella vita sempre sognata. Non si divertiva più, e i risultati negativi non gli hanno dato una mano. Così, nell’estate del 2010 ha cambiato tutto, tornando a battere la strada a stelle e strisce, dove studi e sport agonistico possono andare di pari passo. I suoi l’hanno fatto a Tucson, University of Arizona, dove per quattro anni ha alternato gli studi di business agli allenamenti con la casacca dei Wildcats. Ha imparato a giocare senza pressioni ed è diventando una persona migliore, nonostante infortuni e periodi difficili ci siano stati comunque. Come quando nell’estate del 2012, in Italia per le vacanze, si presentò a giocare le qualificazioni di un Futures e faceva quasi tenerezza. Aveva tutta l’aria di un turista: appesantito, con un completino di fortuna e poca voglia di lottare. Neanche il tempo di svuotare le valige ed era già tempo di riempirle di nuovo, direzione casa. Quel campo che un tempo era il suo migliore amico non lo riconosceva più: 6-1 6-1 in un’oretta scarsa, contro uno di quei tanti coetanei che qualche anno prima lo guardavano con la bava alla bocca. I più forti erano Federico Gaio, Alessandro Colella e Marco Bortolotti: tre che poi non sono riusciti a sfondare, anche se a livello di risultati l’hanno comunque lasciato indietro anni luce. Ma non è ancora detta l’ultima parola. Quella frase “ambition to be number one” che campeggia sulla sua scheda ITF dai tempi degli Slam juniores rimarrà inarrivabile, ma Miccini è maturato e ha deciso di riprovarci, ritardando la data di scadenza di quei sogni che parevano già stantii. Il mobilificio di papà Gabriele può aspettare: c’è un altro futuro da costruire, con la racchetta ancora in primo piano.

QUEL BIGLIETTINO DI NICK BOLLETTIERI
Ci sta provando ad Arezzo, sotto la guida di Max Dell’Acqua. Ha ripreso a giocare i tornei internazionali, ma soprattutto è finalmente tornato a divertirsi giocando, come gli succedeva da bambino. La pressione non c’è più, e gli infortuni lo stanno finalmente lasciando in pace. È rientrato nel ranking ATP, ha appena giocato in Grecia il suo primo quarto di finale a livello Futures, e grazie alle pre-qualificazioni potrà calcare i campi del Foro Italico. Avrebbe immaginato di arrivare dalla porta principale, invece gli tocca quella di servizio, ma può essere contento comunque. Si è preso il ‘pass’ vincendo l’Open BNL del Circolo Lavoratori Terni, e da lunedì a caccia di un posto al sole ci sarà anche lui. Difficilmente lo vedremo raggiungere il torneo vero e proprio, ma quello che conta è essere tornato a giocare a tennis con serenità. A 23 anni non è ancora troppo vecchio per provare raggiungere qualche bella soddisfazione. L’obiettivo è costruirsi da quest’anno una discreta classifica, per poi sparare le cartucce più importanti nelle prossime stagioni. Chissà che l’aria dei grandi tornei non possa spronarlo a dare ancora di più. Segue poco il circuito, ma difficilmente avrà dimenticato il clima affascinante dei vialetti di Wimbledon, o gli incontri con Federer e compagnia negli spogliatoi di Roland Garros e Us Open. È probabile che qualche treno diretto da quelle parti passi di nuovo, spetterà a lui decidere se salirci oppure no. Ma per adesso può non pensarci, per vivere a pieno l’esperienza più importante della sua seconda carriera, magari rispolverando quel bigliettino che Nick Bollettieri gli regalò ai tempi di Bradenton. “Preoccupati del prossimo punto, non di quello ormai passato”. Gli suggerì di leggerlo ogni volta che entrava in campo. Una lezione di tennis ma anche di vita, ancora attualissima dieci anni più tardi. Il passato è passato, meglio guardare avanti. Miccini l’ha capito.

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