NONNO HEWITT MEGLIO DEI TEEN

[Pubblicato nel numero del 22 luglio 2015 di Supertennis Magazine]

Lleyton Hewitt, protagonista in Davis Cup

Lleyton Hewitt, protagonista in Davis Cup

Ci vediamo in semifinale”, firmato Lleyton Hewitt. La cartolina più bella dell’ultimo week-end di Coppa Davis è partita da Darwin, Australia, direzione Roehampton, agli uffici della Lawn Tennis Association britannica. Davanti c’è un’immagine dell’ex numero uno del mondo, sdraiato a braccia aperte sull’erba del Marrara Sporting Complex, cornice del suo ultimo capolavoro. Kyrgios e Kokkinakis gli sono passati davanti e hanno avuto la loro chance, ma l’hanno fallita regalando il 2-0 al Kazakistan. Così, a sistemare le cose ci ha pensato lui, che alzava al cielo il primo titolo ATP quando gli altri due erano ancora nella culla. Lo danno per finito da anni, invece continua a ritardare la data di scadenza dell’ultimo sogno. Il merito del ribaltone da Davis va diviso con Groth: hanno vinto entrambi un singolare e il doppio insieme, ma mister 263 all’ora non ha sulle spalle 34 anni di pugnetti e “c’mon” in giro per il mondo, e nemmeno una lista di operazioni lunga così. Ecco perché il vero eroe del week-end è ‘Rusty’, l’eterno ragazzino dal cuore grande, che in barba agli acciacchi ha ancora tanta fame di battaglie. “La mia programmazione girerà intorno alla Coppa Davis, priorità assoluta per la stagione”, aveva detto prima di Wimbledon. Ma non si sarebbe mai immaginato un week-end così, da 0-2 a 3-2, con le nuove leve in panchina ad urlare il suo nome e corse ad abbracciarlo dopo l’ultimo errore di Nedovyesov. Eroe a marzo contro l’Italia e pure contro Kyrgios nella prima giornata, relegato al ruolo di comparsa nell’ultima, ma mica per colpa sua. Provate voi a trovarvi di fronte un leone indiavolato nel singolare decisivo, con tanta voglia di cancellare l’amarezza di Wimbledon. L’11-9 al quinto set contro Nieminen gli ha negato la passerella d’addio con Djokovic sul Centrale dove trionfò nel 2002, ma gli dei della racchetta han voluto farsi perdonare, dandogli una chance per scrivere l’ultima pagina felice della sua biografia con la racchetta. Nel 2015 aveva vinto un solo match, a Melbourne contro una wild card cinese. Poi il vuoto. Ma capitan Wally Masur ci ha visto lungo. Ha capito di aver sbagliato a schierare i giovani e ha corretto il tiro, finendo per buttare nella mischia quattro singolaristi. 61 anni in due Hewitt e Groth, appena 39 Kyrgios e Kokkinakis. Un mix vincente di generazioni: hanno completato una rimonta che all’Australia era riuscita solo nella finale del 1939 contro gli Stati Uniti, foriera di uno dei 29 titoli da record. Per fare trenta mancano due vittorie, a partire da una semifinale contro la Gran Bretagna. Di Andy Murray, sì, ma anche di James Ward. Hewitt ha già l’acquolina in bocca.

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